Il collettivo Laagam nasce nel 2018. Fondato da un drammaturgo, un compositore e sei danzatrici e coreografe rivela sin da subito la propria vocazione alla contaminazione e all’ibridazione. La sua composizione eterogenea, aperta in maniera costante a collaborazioni artistiche esterne, rispecchia le caratteristiche di collettivo multidisciplinare e di ricerca, con speciale attenzione allo sviluppo di nuovi linguaggi trasversali che guardano al contemporaneo.
Le attività del collettivo nascono dal desiderio di creare spazi di sperimentazione condivisa, favorendo il dialogo con altre/i artiste/i nonché con il territorio ospitante. Dal 2018 ad oggi si dedica principalmente all’ideazione di spettacoli dal vivo, alla proposta di laboratori di improvvisazione e alla creazione di un progetto sul territorio, ORA- Orobie Residenze Artistiche con la sua Rassegna Rami d’ORA.
ORA Orobie Residenze Artistiche, chiamato anche Casa degli Artisti, è un luogo di residenze artistiche a Castellaccio di Piateda (SO), contrada abbandonata immersa nei boschi valtellinesi. È uno spazio dedicato alla creazione performativa contemporanea che lavora in stretta sinergia con le realtà culturali e artigianali del territorio.
La residenza nasce per ospitare gli artisti, valorizzare le artisticità locali e offrire al territorio un percorso di avvicinamento all’arte dal vivo con un focus particolare sulla musica e sulle pratiche artistiche legate al paesaggio e in stretta connessione con la natura. ORA è composta da due case per l’accoglienza, un palco ed un grande prato, il nostro teatro naturale.
VENI (dal latino, vieni) è una performance musicale corale, la cui drammaturgia nasce re-immaginando alcuni canti polifonici di tradizione orale delle isole del Mediterraneo, che i membri di Alot hanno appreso tra novembre 2022 e settembre 2024 attraverso una serie di viaggi di ricerca in Sardegna, Corsica e Sicilia.
Lo studio comprende segmenti di canti sacri a 3 e a 4 parti vocali in lingua latina. Sono preghiere che vengono distillate con cura per lasciare evaporare il loro più stretto contenuto religioso.
Ciò che ne rimane è una richiesta di vicinanza, di ascolto che degli esseri umani rivolgono ad altri esseri umani, e non più ad un interlocutore divino.
Può questo desiderio di vicinanza e di ascolto essere esaudito? O quel che rimane è solo un’assenza, una solitudine?
Io sono qui. Tu dove sei?
Conchiglie è una performance interattiva di Laboratorio Silenzio, pensata per il pubblico dell’infanzia e dedicata al tema della perdita – ecologica, culturale e sensoriale – raccontata attraverso un’azione performativa delicata e condivisa.
L’opera prende forma come un piccolo archivio poetico delle cose che non ci sono più: un luogo immaginario in cui memorie, gesti e creature scomparse vengono evocati attraverso giochi, movimenti, oggetti e semplici ritualità.
Il titolo, Conchiglie, richiama l’immagine della conchiglia come scrigno silenzioso di tracce lontane. Ogni spirale custodisce un’eco: il rumore del mare, una storia, un incontro. Così la performance invita bambine e bambini a immaginare e ridare voce a ciò che è svanito, dalle specie animali non più presenti ai piccoli gesti quotidiani dimenticati.
Il pubblico non assiste soltanto, ma partecipa attivamente alla costruzione di questo rito collettivo di memoria, scoperta e cura. Gli elementi ecologici sono sviluppati in collaborazione con specialisti del Museo di Storia Naturale di Milano, per accompagnare i più piccoli in un’esperienza sensibile e rispettosa verso l’ambiente, capace di unire gioco, ascolto e consapevolezza.
Ho iniziato a scrivere questa parte del lavoro a partire dalla relazione con Eco, la cagna che vive con me e dall’esperienza che ho vissuto in questi ultimi anni accanto agli animali negli alpeggi e in transumanza. Ne ho appuntato delle immagini che ho seguito come tracce di un discorso che andavo cercando. Ciò che ho incontrato per questa strada non è la narrazione di fatti ma il confronto con una parte umana non proprio umana, o forse per questo profondamente umana. Ho cercato al limite tra animalità ed umanità un linguaggio del corpo che esprimesse questa zona ibrida, anche d’ombra, in modo che potesse emergere, incarnarsi e arrivare a parlare. Per questa strada mi è venuta incontro e mi ha accompagnato l’opera e la vita di Antonio Ligabue, il pittore. Il suo immergersi straordinario e inevitabile nel mondo animale in cui il suo essere si pacifica e confonde, raccontano di una vita al limite della socialità, al limite della comprensione e della follia. Una solitudine immensa e profondamente umana. Quanto di più caro ho riconosciuto in questa biografia mi è parso allinearsi ad un filo esistenziale che si riallaccia alla mia esperienza con gli animali. Ciò che emerge semplicemente da questo incontro di vite, sento possa parlare onestamente a chiunque senta intimamente presente questa soglia dell’umano, dove l’animale ci conduce.
Il desiderio di questo progetto è di portare insieme delle narrazioni, delle domande, ma soprattutto di aprire un dialogo con delle persone su temi, che, in questi ultimi anni, mi sono trovata a vivere nel quotidiano e che, anche se in modi diversi, ci accomunano. Questi temi sono legati al mondo della disabilità e in particolare, dal mio punto di vista, al campo della riabilitazione neuromotoria dell’età pediatrica.
Immagino paesaggi. Una città tutta in piano, per le cui strade una sedia a rotelle può scorrere senza frizioni e la classe di scuola è al piano terra e non al terzo senza ascensore. Oppure un mondo silenzioso, in cui per parlare possiamo starci vicini – ma non troppo – senza doverci guardare per forza negli occhi; tanto sappiamo dell’autismo oggi, dell’ipersensibilità uditiva e del disagio che, chi ha questo disturbo, prova nell’instaurare un contatto visivo nella relazione.
Nato dalla ricerca continua di Yara sulla solitudine e la prigionia, questo progetto di residenza attinge a narrazioni personali che riflettono realtà sociali e politiche più ampie. Indaga come la poesia possa abitare il corpo e diventare generatrice di movimento, ritmo e suono.
Progetto della rete Solidarity in Motion
Un ensemble composto da musicisti giovani della nuova scena di ricerca, provenienti da varie parti d’Italia: Cosimo Fiaschi (Roma) al sassofono soprano, Francesco Toninelli (Firenze) tecnico audio, Agnese Amico (Padova) violino, Natalia Rogantini (Sondrio) voce e Nicholas Remondino al tamburo e voce (Sondrio).
Lavorano per creare un suono in completo dialogo con quello suono circostante della natura e dei luoghi, quindi acustico, minimale e con dinamiche cameristiche.
2024
2023
2022
Dispone di due case per la foresteria, un palco ed un grande prato (il “teatro naturale”).



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