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I NOMI - L'ULTIMA NOTTE DI GIANCARLO SIANI

DETTAGLI
Lo spettacolo nasce dalla volontà di raccontare Giancarlo Siani senza celebrarlo, sottraendolo alla retorica dell’eroe e restituendolo alla sua dimensione più umana
DETTAGLI
Lo spettacolo nasce dalla volontà di raccontare Giancarlo Siani senza celebrarlo, sottraendolo alla retorica dell’eroe e restituendolo alla sua dimensione più umana e più scomoda: quella del dubbio – essere o non essere –
Non il coraggio come gesto epico, ma come necessità quotidiana, come atto quasi inconsapevole, come scelta che nasce dal mestiere del giornalista e dall’etica prima ancora che dalla volontà di “sfidare” qualcuno. Una necessità di dire, di riportare la realtà per quella che è, di svelare il taciuto di cui tutti sanno. Revelāre significa letteralmente “togliere il velo”, “scoprire ciò che è coperto”, “rendere visibile ciò che era nascosto”. È interessante, anche sul piano drammaturgico, che rivelare non significhi inventare, ma mostrare ciò che già c’è. Il gesto non crea la verità: la espone.
Nel contesto di questo lavoro su Siani, rivelare coincide con un atto etico: non aggiungere nulla, non gridare, ma alzare il velo, assumendosi la responsabilità di ciò che apparirà.
Il protagonista è un giovane di oggi, Vasco, figlio di Salvatore, vicino di casa della fidanzata di Siani a Vico Equense, luogo in cui, nella realtà dei fatti, il giornalista venne ucciso il 23 settembre del 1985. Quel padre, Salvatore, che mai si era interessato di camorra, che ne era inconsapevole o che fingeva di non sapere, viene travolto dalla storia di questo ragazzo, Giancarlo Siani, di poco più giovane di lui. Pur non essendo un testimone diretto dell’omicidio era rimasto segnato dalla consapevolezza che qualcuno era stato ucciso per aver scritto, per aver messo dei nomi. Questa consapevolezza l’ha passata al figlio che raccoglie questo testimone non come missione eroica, ma come necessità. E il figlio a distanza di quarant’anni dall’omicidio si fa testimone, racconta quella storia avvenuta perché non si ripeta o forse perché continua a ripetersi. E la racconta perché a distanza di quarant’anni c’è ancora il dubbio tra il dire e il non dire, tra una vita tranquilla e la denuncia sociale.
produzione
Teatro Linguaggicreativi
di
Paolo Trotti
con
Francesco Della Volpe
ORARIO
(Sabato) 19:00
DOVE
Teatro Linguaggicreativi
Via Eugenio Villoresi, 26
PROSSIMI APPUNTAMENTI
22 marzo 2026 19:0023 marzo 2026 20:30
